Trentenne, dolce, salata, donna, bambina, sicura, curiosa, felice, malinconica, arrabbiata, speranzosa, viva, in cerca di emozioni, di scoperte, di passioni, di cose da dare, da ricevere.
Sono una con i piedi saldamente poggiati sulle.. nuvole
Questo amore
Così violento
Così fragile
Così tenero
Così disperato
Questo amore
Bello come il giorno
E cattivo come il tempo
Quando il tempo è cattivo
Questo amore così vero
Questo amore così bello
Così felice
Così gaio
E così beffardo
Tremante di paura come un bambino al buio
E così sicuro di sé
Come un uomo tranquillo nel cuore della notte
Questo amore che impauriva gli altri
Che li faceva parlare
Che li faceva impallidire
Questo amore spiato
Perché noi lo spiavamo
Perseguitato ferito calpestato ucciso negato dimenticato
Perché noi l'abbiamo perseguitato ferito calpestato
ucciso negato dimenticato
Questo amore tutto intero
Ancora così vivo
E tutto soleggiato
E tuo
E mio
È stato quel che è stato
Questa cosa sempre nuova
E che non è mai cambiata
Vera come una pianta
Tremante come un uccello
Calda e viva come l'estate
Noi possiamo tutti e due
Andare e ritornare
Noi possiamo dimenticare
E quindi riaddormentarci
Risvegliarci soffrire invecchiare
Addormentarci ancora
Sognare la morte
Svegliarci sorridere e ridere
E ringiovanire
Il nostro amore è là
Testardo come un asino
Vivo come il desiderio
Crudele come la memoria
Sciocco come i rimpianti
Tenero come il ricordo
Freddo come il marmo
Bello come il giorno
Fragile come un bambino
Ci guarda sorridendo
E ci parla senza dir nulla
E io tremante l'ascolto
E grido
Grido per te
Grido per me
Ti supplico
Per te per me per tutti coloro che si amano
E che si sono amati
Sì io gli grido
Per te per me e per tutti gli altri
Che non conosco
Fermati là
Là dove sei
Là dove sei stato altre volte
Fermati
Non muoverti
Non andartene
Noi che siamo amati
Noi ti abbiamo dimenticato
Tu non dimenticarci
Non avevamo che te sulla terra
Non lasciarci diventare gelidi
Anche se molto lontano sempre
E non importa dove
Dacci un segno di vita
Molto più tardi ai margini di un bosco
Nella foresta della memoria
Alzati subito
Tendici la mano
E salvaci.
Scritto da: Ventisettenne alle ore ottobre 20, 2009 15:41
Addormentarsi guardando 'La bella addormentata nel bosco'... la favola della bella principessa che puntasi col fuso di un arcolaio si addormentò fino al giorno in cui fu risvegliata da un bacio...
Il bacio dell'amore....
Sogni d'oro venti....
Scritto da: Ventisettenne alle ore ottobre 14, 2009 13:49
Un nuovo amico mi ha detto che il mio blog è ricco di emozioni, citazioni, frammenti fonico visivi e di stimoli... bè.. è un bel modo elegante di dire che ho fatto una bella zuppa... ma è vero, comunico molto anche così, e mi fa piacere che questo arrivi... :-) A chi vuole ascoltare...
Ed ecco... a proposito di zuppa.....
Oggi questo... il video è troppo scuro, l'audio insomma insomma, ma se uno si concentra può riuscire a 'sentire' cosa voglio dire oggi...
Scritto da: Ventisettenne alle ore ottobre 13, 2009 15:05
Tre Donne, ognuna diversa dalle altre, ma ognuna con qualcosa da condividere.
La prima storia, l'abbandono da parte di un compagno, l'impossibilità ad ammettere la fine di un'amore, le scuse raccontate a se stessa, l'accettazione, sono tutte rappresentazioni della difficoltà ad ammettere che una persona possa non volerti più.
E la paura, quando ci si rende conto di essersi costruiti la vita intorno a questa persona. Non ho più niente!
P. 15: Son salita senza correre, ho infilato la chiave nella serratura. Come era vuoto l'appartamento! E com'è vuoto! E' naturale, visto che dentro non c'è nessuno. Eppure no: di solito quando torno a casa ritrovo Maurice anche se lui non c'è. Questa sera le porte si aprono su stanze deserte.
P. 137: Mi son seduta davanti al tavolo. Sono ancora qui. E guardo quelle due porte: lo studio di Maurice, la nostra stanza chiusa. Una porta chiusa; dietro, qualcosa ci aspetta al varco. Non sia aprirà, se io non mi muovo. Non muoversi; mai più. Fermare il tempo e la vita.
Ma so che mi muoverò. La porta si aprirà lentamente e vedrò cosa c'è dietro. C'è l'avvenire. La porta dell'avvenire sta per aprirsi. Lentamente. Implacabilmente. Io sono sulla soglia. C'è soltanto questa porta e ciò che v'è nascosto dietro. Ho paura. E non posso chiamare nessuno in aiuto.
Ho paura
La seconda storia. La perdita simbolica di un figlio e la conseguente crisi di identità e di coppia. Rendersi conto che è cresciuto, che non è un essere a tua immagine e somiglianza. Che ha le proprie idee, diverse dalle tue. Il desiderio di dare la colpa a qualcuno del proprio malessere, il distacco dal marito, fino a rendersi conto della realtà, degli sbagli commessi, con lui, con te stessa, con tuo marito. E rendersi conto di quanto sia facile che nascano malintesi quando non si sta bene...
P.178: Qualcosa è cambiato, mi dicevo, mentre correvamo a centoquaranta all'ora sull'autostrada. Ero seduta accanto ad Andrè, i nostri occhi vedevano la stessa strada, lo stesso cielo, ma tra noi, invisibile, impalpabile, v'era una sorta di schermo isolante. Se ne rendeva conto, lui? Certamente si. Aveva proposto questa gita nella speranza che rievocando quelle del passato avrebbe finito di riavvicinarci; ma non somigliava a quelle del passato, poichè lui sapeva che, personalmente, non avrebbe provato alcun piacere. Avrei dovuto essergli grata della sua gentilezza, e invece no, ero appenata della sua indifferenza. L'avevo sentita talmente che ero li li per rifiutare, ma lui avrebbe preso questo rifiuto come una prova di cattiva volontà.
P. 196: Ho smesso. La cosa necessaria era riflettere. Mi ha amata come lo amavo io? Al principio penso di si, o meglio, la questione non si poneva nemmeno, a nessuno dei due: c'intendevamo così bene. Ma quando il suo lavoro non l'ha più soddisfatto si è forse reso conto che il nostro amore non gli era sufficiente? Ne sarà stato deluso? Io penso che lui mi consideri come un'invariabile, la cui sparizione lo sconcerterebbe, ma non potrebbe modificare in nulla il suo destino, in quanto la sua partita si gioca altrove. In tal caso la mia comprensione non gli potrà dare granchè. Un'altra donna riuscirebbe a dargli di più? Questa barriera che c'è fra noi chi l'aveva alzata? Lui? Io? Tutti e due? C'era qualche speranza di abbatterla? Ero stanca di pormi domande. Le parole mi si scomponevano nella testa: amore, accordo, disaccordo, erano semplici suoni privi di senso. Ne avevano mai avuto?
La terza storia infine. Breve e toccante. La follia che pervade certe notti, certi momenti in cui sei sola con te stessa, il sonno tarda ad arrivare ed il pensiero rimbalza nel tuo cervello come la pallina lanciata veloce in un flipper. Pensieri in confusione, illogici, malati. Disperazione, paura e solitudine...
P. 229: Hanno fatto lega tutti quanti per sprofondarmi. Neanche questa sera non un segno di vita. E sanno bene che le notti di festa dove tutti se la spassano mangiano e chiavano la gente sola, la gente in lutto ha il suicidio facile.
Scritto da: Ventisettenne alle ore ottobre 06, 2009 09:47
Troppo cerebrale per capire che si può star bene senza
complicare il pane
ci si spalma sopra un bel giretto di parole vuote ma doppiate
Mangiati le bolle di sapone intorno al mondo e quando dormo
taglia bene l'aquilone, togli la ragione e lasciami sognare, lasciami
sognare in pace
Liberi com'eravamo ieri, dei centimetri di libri sotto i piedi
per tirare la maniglia della porta e andare fuori come Mastroianni
anni fa,
come la voce guida la pubblicità ci sono stati dei momenti intensi ma li ho persi già
Troppo cerebrale per capire che si può star bene senza
calpestare il cuore
ci si passa sopra almeno due o tre volte i piedi come sulle aiuole Leviamo via il tappeto e poi mettiamoci dei pattini
per scivolare meglio sopra l'odio
Torre di controllo, aiuto, sto finendo l'aria dentro al serbatoio
Potrei ma non voglio fidarmi di te
io non ti conosco e in fondo non c'è
in quello che dici qualcosa che pensi sei solo la copia di mille riassunti Leggera leggera si bagna la fiamma
rimane la cera e non ci sei più...
Vuoti di memoria, non c'è posto per tenere insieme tutte le
puntate di una storia
piccolissimo particolare, ti ho perduto senza cattiveria
Mangiati le bolle di sapone intorno al mondo e quando dormo
taglia bene l'aquilone
togli la ragione e lasciami sognare, lasciami sognare in pace
Libero com'ero stato ieri ho dei centimetri di cielo sotto ai piedi
adesso tiro la maniglia della porta e vado fuori
come Mastroianni anni fa, sono una nuvola, fra poco pioverà
e non c'è niente che mi sposta o vento che mi sposterà
Potrei ma non voglio fidarmi di te
io non ti conosco e in fondo non c'è
in quello che dici qualcosa che pensi
sei solo la copia di mille riassunti
Leggera leggera si bagna la fiamma
rimane la cera enon ci sei più,
non ci sei più,
non ci sei...
Scritto da: Ventisettenne alle ore settembre 28, 2009 11:31
Desiderio di sabbia, scivola fra le dita, si sparge al vento.
Come minuscole gocce di acqua salata nelle giornate di vento in riva al mare
Come polline, in primavera.
Smania
Così
Il mio desiderio
vola.... via.
Scritto da: Ventisettenne alle ore settembre 17, 2009 15:13
Anobii mi dice che dal 1 gennaio 2009 ho letto 39 libri per un totale di 6326 pagine.
Ho appena terminato l'ultimo, essendo lontana da casa ora non ho possibilità di prendere uno dei miei in coda, quindi dovrò sacrificarmi e comprarne un altro.. Come mi dispiace...
Ho gia qualcosa in mente, ma prima vorrei ripetere un esperimento.
Grazie ad un paio di amici proprio qui su splinder ho scoperto un autore in un caso (Grazie Pino), ed un genere in un altro (Grazie Stefano).
Ripetiamo, chissà cosa viene fuori.. Ammesso che qualche interessato all'argomento passi ancora di qui...
Si accettano suggerimenti :-)
Foto Scattata da me a Nizza.
Scritto da: Ventisettenne alle ore settembre 15, 2009 13:54
Sorseggio un infuso twinings alla scorza di limone piuttosto gradevole. Ascolto l'incessante rumore della pioggia, rimpiango coccole pigre e mi concedo 2 minuti di pausa. Immersa fra le accoglienti e fedeli pagine di un libro. Avvolta dal profumo della carta, del limone e di questa pioggia, perfetta conclusione di un triste risveglio settembrino.
E poi mi rimetto a lavorare.
11.00. Rientro in casa in metropolitana. Durante il tragitto guardo le ragazze che salgono e scendono. Sceglierne una fra tante non è facile, perchè questo implica rinunciare alle altre, e le mie preferenze sono molto ripartite.
13.00 Decido di dedicare il pomeriggio a studiare il problema.
15.00 A scopi metodologici, decido id raggruppare le difficoltà in tre campi o settori: a) difficoltà biologiche; b) difficoltà psicologiche; c) difficoltà pratiche. Mi risultano tutte invalicabili.
15.30 Alcune precisazioni utili: l'organo riproduttivo degli esseri umani si divide in due parti, denominate rispettivamente camera alta e camera bassa.
17.05 scendo all'edicola e acquisto il calendario di Playboy. Risalgo in casa di corsa con il calendario di Playboy nascosto sotto la giacca.
17.15. Mi chiedo se l'anatomia peculiare delle signorine che appaiono fotografate sul calendario di Playboy permetterebbe loro di sopportare una pressione di novantamila atmosfere.
19.00 Dedico buona parte della giornata a documentarmi su vadi aspetti del problema. Domanda: Quando un gentiluomo deve rispettare una donna? Risposta: quando di ciò la rendano meritevole le sue qualità morali, la sua condizione sociale, il suo decoro nell'abbigliamento e la sua igiene personale. Negli altri casi, il ricorso alla violenza è opzionale. Altri dettagli che devo memorizzare: Quando si deve e quando non si deve inviare una corona di fiori a un funerale? E' lecito il tu? Cappello, guanti e bastone. Davanti all'acquasantiera: un momento delicato. Panini, tramezzini e pasticcini. Quelle pose!
20.00 Provo davanti allo specchio alcuni aspetti possibili. Le donne bisogna conquistarle dagli occhi e la prima impressione conta moltissimo. Manuel Orantes, Viriato, Giorgio Armani, Eisenhower. 20.30 Decico di fare un giretto per schiarirmi le idee. Temperatura 10 gradi centigradi; umidità relativa 65%; brezza moderata; mare calmo.
Forse non sai quel che darei
Perché tu sia felice
Piangi lacrime di aria
Lacrime invisibili
Che solamente gli angeli san portar via
Perdona e dimenticherai
per quanto possa fare male in fondo sai che sei ancora qui
e dare tutto e dare tanto quanto
il tempo in cui il tuo segno rimarrà
questo nodo lo sciolga il sole come sa fare con la neve
Scritto da: Ventisettenne alle ore settembre 11, 2009 17:34
Mi devono bastare le parole scritte a suscitare il punto esclamativo in chi le sta leggendo, deve mettercelo lui se lo sente. Altrimenti mi sembra un'emozione indotta in modo artificiale come "APPLAUSI" in una trasmissione.
Ispirata dalla lettura di Erri De Luca.
Scritto da: Ventisettenne alle ore settembre 10, 2009 14:41
http://www.anobii.com/books/Una_donna_spezzata/9788806152420/011d4f3dc69eb88ea8/
Bellissimo, vero, emozionante, profondo, introspettivo, toccante.
Tre Donne, ognuna diversa dalle altre, ma ognuna con qualcosa da condividere.
La prima storia, l'abbandono da parte di un compagno, l'impossibilità ad ammettere la fine di un'amore, le scuse raccontate a se stessa, l'accettazione, sono tutte rappresentazioni della difficoltà ad ammettere che una persona possa non volerti più.
E la paura, quando ci si rende conto di essersi costruiti la vita intorno a questa persona. Non ho più niente!
P. 15: Son salita senza correre, ho infilato la chiave nella serratura. Come era vuoto l'appartamento! E com'è vuoto! E' naturale, visto che dentro non c'è nessuno. Eppure no: di solito quando torno a casa ritrovo Maurice anche se lui non c'è. Questa sera le porte si aprono su stanze deserte.
P. 137: Mi son seduta davanti al tavolo. Sono ancora qui. E guardo quelle due porte: lo studio di Maurice, la nostra stanza chiusa. Una porta chiusa; dietro, qualcosa ci aspetta al varco. Non sia aprirà, se io non mi muovo. Non muoversi; mai più. Fermare il tempo e la vita.
Ma so che mi muoverò. La porta si aprirà lentamente e vedrò cosa c'è dietro. C'è l'avvenire. La porta dell'avvenire sta per aprirsi. Lentamente. Implacabilmente. Io sono sulla soglia. C'è soltanto questa porta e ciò che v'è nascosto dietro. Ho paura. E non posso chiamare nessuno in aiuto.
Ho paura
La seconda storia. La perdita simbolica di un figlio e la conseguente crisi di identità e di coppia. Rendersi conto che è cresciuto, che non è un essere a tua immagine e somiglianza. Che ha le proprie idee, diverse dalle tue. Il desiderio di dare la colpa a qualcuno del proprio malessere, il distacco dal marito, fino a rendersi conto della realtà, degli sbagli commessi, con lui, con te stessa, con tuo marito. E rendersi conto di quanto sia facile che nascano malintesi quando non si sta bene...
P.178: Qualcosa è cambiato, mi dicevo, mentre correvamo a centoquaranta all'ora sull'autostrada. Ero seduta accanto ad Andrè, i nostri occhi vedevano la stessa strada, lo stesso cielo, ma tra noi, invisibile, impalpabile, v'era una sorta di schermo isolante. Se ne rendeva conto, lui? Certamente si. Aveva proposto questa gita nella speranza che rievocando quelle del passato avrebbe finito di riavvicinarci; ma non somigliava a quelle del passato, poichè lui sapeva che, personalmente, non avrebbe provato alcun piacere. Avrei dovuto essergli grata della sua gentilezza, e invece no, ero appenata della sua indifferenza. L'avevo sentita talmente che ero li li per rifiutare, ma lui avrebbe preso questo rifiuto come una prova di cattiva volontà.
P. 196: Ho smesso. La cosa necessaria era riflettere. Mi ha amata come lo amavo io? Al principio penso di si, o meglio, la questione non si poneva nemmeno, a nessuno dei due: c'intendevamo così bene. Ma quando il suo lavoro non l'ha più soddisfatto si è forse reso conto che il nostro amore non gli era sufficiente? Ne sarà stato deluso? Io penso che lui mi consideri come un'invariabile, la cui sparizione lo sconcerterebbe, ma non potrebbe modificare in nulla il suo destino, in quanto la sua partita si gioca altrove. In tal caso la mia comprensione non gli potrà dare granchè. Un'altra donna riuscirebbe a dargli di più? Questa barriera che c'è fra noi chi l'aveva alzata? Lui? Io? Tutti e due? C'era qualche speranza di abbatterla? Ero stanca di pormi domande. Le parole mi si scomponevano nella testa: amore, accordo, disaccordo, erano semplici suoni privi di senso. Ne avevano mai avuto?
La terza storia infine. Breve e toccante. La follia che pervade certe notti, certi momenti in cui sei sola con te stessa, il sonno tarda ad arrivare ed il pensiero rimbalza nel tuo cervello come la pallina lanciata veloce in un flipper. Pensieri in confusione, illogici, malati. Disperazione, paura e solitudine...
P. 229: Hanno fatto lega tutti quanti per sprofondarmi. Neanche questa sera non un segno di vita. E sanno bene che le notti di festa dove tutti se la spassano mangiano e chiavano la gente sola, la gente in lutto ha il suicidio facile.